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    July 29

    si..

     

    Si… si direi che sto arrivando. Dove bo. Ma sento finalmente la noia di non combinare niente. La noia di aggrapparmi a rapporti senza appigli. Io senza unghie. La noia di prendere qualcosa da bere al bar e non poter parlare di politica e religione e amore. E non poterti conoscere anche se sei qui vicino. La noia di non poter godere a pieno di ogni minuto che passa, di ogni persona che c’è, per come è, di dover sempre fare altro essere altro attendere altro e altri. Mio fratello si è rotto di nuovo. Mio fratello è mio fratello dentro non solo fuori. E questo è meraviglioso. Come siamo fragili. E come ci unisce il dolore e come ci sveglia il dolore degli altri. Sembra impossibile ma si muore. È normale ma non è compreso nel nostro orizzonte di vita. La noia di aspettare una qualche fine o un qualche inizio è compresa. Ma se qualcosa accade davvero stupore o terrore incrociano lo sguardo col nostro. E accade che si vada vicino a morire, solo vicino, come quando stendi la mano per accarezzare dei capelli, i suoi, e non lo fai, ma cambia lo stesso qualcosa, si sa che quella carezza è stata a un passo dal divenire vera, si sa che si sarebbe potuti morire. E che succederà. A suo tempo. Eventualità a cui mi preparo da sempre, con serenità. Dev’essere appagante dovere e potere lasciar andare tutto, perché c’è un momento in cui anche le cose indispensabili non lo sono più. Pazienza. vorrei cogliere più mondo nel mio mondo prima di salutarlo, e vorrei prendere il ritmo, forse basta un lampo, e imparare a danzare con la vita, senza voler condurre, senza cadere a terra. Leggera. Non cerco la fine, né l’inizio, forse solo di aprire gli occhi in un'alba e sentire la bellezza che è in tutto. e vedere che posto ha il dolore in questa bellezza. 

    July 17

    Tiziano Terzani

    La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro.

    July 10

    ancora tu

     

    Tu sei come una terra

    che nessuno ha mai detto:

    tu non attendi nulla

    se non la parola

    che sgorgherà dal fondo

    come un frutto tra i rami.

    C’è un vento che ti giunge

    Cose secche e rimorte

    T’ingombrano e vanno nel vento.

    Membra e parole antiche.

    Tu tremi nell’estate.

     

    29 Ottobre 1945

    July 05

    sss

    Tutto tace. com’è che tutto tace?

    finita la tempesta, come sembra muto il cielo! e non ricordo già più il senso della lotta estenuante, del resistere. dolce e spaesante quiete, e sole basso negli occhi.

    e anche io non so che dire. a corto di parole. e non so che disegnare. a corto di racconti. arriveranno più tardi.

    ma si sta bene qui, niente rumori insulsi a sprecare, riempire, sciupare.

    sembra a tanti vuoto il silenzio, questo mi dispiace. eppure il silenzio vuoto non è. qualcuno c’è, forse tutti. pure io... o almeno la linea delle mie braccia, il tondo della pancia, l’angolo delle labbra, quello che benedice o condanna.

    è perché non sanno ascoltarlo!

    è perché non sanno ascoltarlo..

    e perché non sanno ascoltarlo?

    teo ha scelto il silenzio, e tutti pensano gli manchi qualcosa... per me è una scelta e una domanda, non una mancanza. forse un dubbio insoluto.

    le parole si dicono per qualcuno che le ascolta. non per respingere il silenzio.

    non voglio più uscire di casa. vorrei uscissero tutti gli altri. ma cambierò idea subito. il grosso problema delle case sono i tetti.

    il bello sarebbe essere quasi sempre in pace, a volte deliziati, e quasi mai ingrigiti e angosciati dalla vita. liberi nel silenzio o nelle parole, mai rinchiusi.

    June 25

    mai abbastanza

     

    strano ricorrente desiderio di ascoltare, parlare, condividere. come un voler aprire, succhiare e sgranocchiare in compagnia tutte le bellezze e particolarità intraviste nei mondi privati degli altri, di chi mi lascia sbirciare dalla porta socchiusa. in compagnia. rinunciando alla solitudine che protegge per una amicizia che custodisce. come essere a tavola insieme e guardarsi negli occhi (non ci si guarda mai abbastanza negli occhi) ma, peccato, oggi c'è buio, e nessuno dietro la porta.

     

     

    June 24

    insieme. non sembra così difficile.

    lei lo fissò per un momento impaurita con il morbido sole blu dei suoi occhi. poi abbassò il capo e sedettero entrambi in silenzio nel calore e nello splendore del sole al tramonto, l’uomo che era morto e la donna della pura ricerca.

    v.v. autostimarsi

    tu da lì non puoi sentirla ma io la musica dentro l’ho montata di serie.

    June 03

    Un canto fermo

     

    Ecco qui, è finito il cammino biblico del PIME, (di già?)… si è concluso molto poco in me. per fortuna, penso.

    Perché questo anno non mi sembra tanto un ricordo tra mille altri da trattenere prima che svanisca.. rimane piuttosto impresso come un inizio. e in un inizio, in questi lunghi mesi di siccità, non ci speravo. Non so se mi spiego… non è importante la frase giusta ascoltata, il tempo atmosferico o il numero dei presenti… l’importante è il senso, il sapore, quel profumo che ti lascia addosso, il desiderio di pienezza e di essenzialità che resta.

    Ho sempre visto con sarcastica noia il fare di ogni esperienza una folgorazione sulla via di Damasco, senza che nella realtà le cose cambino mai di una virgola, e confermo: niente caduta di cavallo, né voce fuori campo, né cecità, ma. ma dei passi più sicuri e un cuore un po’ più in Pace, anche se dentro il caos primigenio è sempre ben presente… ma è cmq un disordine che tende a un più profondo ordine (alla faccia delle leggi della termodinamica). Mi sento meno dispersa, come chi sa che è sulla strada di casa, anche se non sa quanto manca per arrivarci. e me lo terrò a mente anche nel prossimo banco di nebbia.

    Una cosa tra tutte del cammino: il silenzio, lo spazio pulito, libero, strumento perfetto, in cui (finalmente) dare fiato ai miei goffi ma non tristi tentativi di ritrovare una profonda preghiera in Dio. Rinnovare la fiducia in un Dio profondamente mio. A tutti i miei stupendi compagni di viaggio, uno per uno, vorrei dire, sottovoce, grazie! senza i vostri occhi, i sorrisi, le chiacchere e gli abbracci, sarebbe stato comunque un “corso” prezioso, dove ci si incrocia, ma non una strada su cui ci si incontra.

    Chiudo come ho iniziato, con un canto fermo:

     

    E’ il rischio implicito in ogni grande amore, quello di smarrirvi... starei per dire la polifonia dell’esistenza. Voglio dire che Dio e la sua eternità pretendono di essere amati dal profondo del cuore, senza però che l’amore terreno ne venga danneggiato o indebolito, qualcosa come un canto fermo, piuttosto, in rapporto al quale le altre voci della vita formino il contrappunto. Quando il canto fermo è limpido e distinto, il contrappunto può dispiegarsi in tutta la possibile energia. Per usare le parole del Calcedonese, essi sono “indivisi eppure distinti”, come in Cristo la natura umana e la natura divina. E non sarebbe la polifonia in musica così vicina a noi e così importante per noi, proprio perché essa è l’immagine musicale di questo fatto cristologico e quindi anche della nostra vita christiana? L’ho pensato ieri, dopo la tua visita. Capisci che cosa voglio dire? Vorrei pregarti: fate che il canto fermo risuoni alto e distinto, perché solo allora la sua risonanza è piena, intera e il contrappunto sa di essere sostenuto, non può scivolare né distaccarsi e tuttavia resta se stesso, un tutto. Quando si è dentro questa polifonia, la vita è completa e si sa che niente di funesto può accadere fino a che il canto fermo viene tenuto. Forse così molte cose saranno più facili da sopportare, in questi giorni vissuti insieme, ma anche in seguito, nei giorni della separazione che potranno venire. Ti prego... non temere, non odiare la separazione, quando dovesse tornare, ma affidati al cantus firmus.  Bonhoffer

     

     

    May 12

    un più profondo ordine

     
    Il fondamento dell'autorità è l'amore, il fondamento del potere è la forza.
    Non nego io l'autorità del padre e della madre, non nego l'autorità degli insegnanti, non nego l'autorità del presidente, non nego l'autorità del vescovo e del Pontefice, io nego il potere!
    Difatti padre e madre non sono neanche quelli che generano - perchè anche la mucca genera - padre e madre sono quelli che ti amano e sono pronti a dare la vita per te. Paolo VI dice:
    "A volte ci sono degli ordini apparenti che sono dei sostanziali disordini, come ci sono dei disordini apparenti che sono almeno la ricerca di un più profondo ordine"
    Questa è la scelta tra l'autorità e il potere. Io non sono per il disordine, ma per la ricerca di un più profondo ordine. Perchè può darsi che il disordine sia l'ordine che mi viene imposto.
     
    David Maria Turoldo
     
     
    May 08

    con grinta

    chi coltiva buoni sogni per il nostro futuro?
    chi lavora per realizzarli?
     
    non mi dispiace accendere la tv e vedere le stupende cime dei monti e i ghiacchiai,
    ma se ci provassi a scalarle,
    le mie montagne,
    quel ghiaccio potrei, forse, toccarlo con le mie mani..
    May 02

    dominio o custodia

     

    Così e solo così si continua a diventare se stessi: correndo sempre il rischio di diventare degli assassini, o degli assassinati. Rischiando, senza più allarmi di sicurezza e assicurazioni sulla vita.

    Siamo chiamati a scegliere il rapporto da instaurare con tutte le cose e con ogni uomo: se di dominio o di custodia.

    Se è il dominio che scelgo, che vedo ovunque e in tutti, se è il dominio il massimo potere, ciò di cui ho bisogno per poter essere me stesso, ogni rapporto è una prova di forza il cui unico scopo è la tutela di se stessi.

     

    una guerra.

    in cui ognuno è, per se stesso, unica vittima;

    in cui nessuno si salverà.

    e continuiamo a combattere

    sempre più esasperati

    in lotta per la nostra vita.

    unica soluzione

    renderlo inerme,

    disarmarlo, zittirlo, punirlo, lui: l’altro.

    solo lui impedisce la nostra felicità

    ostacola la mia libertà

    il mio essere finalmente felice

    mia libertà e mia felicità

    fe-li-ci-tà

    mia

    solitudine

    beata

    liberaaa

    io

    gioia la mia

    io

    solo io

    solo

    io.

    che lotto ciecamente contro il buio, il nero, la minaccia che ovunque mi circonda.

    ...e qualcuno ancora si chiede dov’è l’inferno.

     

    è Uomo chi sa uccidere o chi sa amare?

     

     

    May 01

    persi e ritrovati

     

    Immobile, con la lanterna spenta in mano, sentiva il proprio nome arrivarle da lontano, mescolato al vento e al fragore del mare. Nel buio, davanti a sè, vedeva incrociarsi le piccole luci di tante lanterne, ognuna sperduta in un suo viaggio sull'orlo della burrasca. Non c'erano, nella sua mente, né inquietudine, né paura. Un lago tranquillo le era esploso, tutt’a un tratto, nell'anima. Aveva lo stesso suono di una voce che conosceva.
    Si voltò e lentamente tornò sui suoi passi. Non c'era più vento, non c'era più notte, non c'era più mare, per lei. Andava, e sapeva dove andare. Questo era tutto. Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell'avvicinamento. Quell'accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un'emozione. Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo.
    Qualunque sia, il destino.
    Camminava- ed era la cosa più bella che aveva mai fatto.
    Un passo dopo l'altro, fino ad arrivargli vicino. E dirgli:
    - Non mi farai del male, vero?
     Non le farà del male, vero?
    - No.
     No.


    Alessandro Baricco-

    April 20

    a te

     

    “Tu puoi rendere felici molte persone…”

    ma la felicità non è facile da regalare se non l’hai dentro...

    un quadratino di me rimarrà sempre occupato dalla tua assenza, è tuo.

    tienici nei pensieri, vivi nelle nostre gioie.

    April 14

    un caffé corretto amore

     

    E’ bello per me inventare scuse

    per salutarti, sei magica tu!

    Quando nel primo mattino

    con gli occhi ancora assonnati

    prepari il mio caffé un po’ particolare.

    Tu dietro a quel bancone sai lanciare sguardi

    con i tuoi occhi verde mare,

    vorrei bere ogni istante

    quel tuo dolce caffé corretto amore.

    Sei bella e con te voglio parlare,

    anche quando il mio carattere

    mi porta a parlare sempre di meno.

    Vorrei passare un giorno intero nel tuo bar

    e consumarti una montagna di caffé,

    l’importante che sia sempre tu a servirmi

    un caffé corretto amore.   

       Nino Moxedano (da scarp de’tenis)

     
    April 11

    Binario 3


    Bisognerebbe adesso darsi delle regole

    ricordarsi di essere uomini

    fermarsi e ridere

    così tornare a dare credito agli stimoli allenarsi sulla pertica ad avere i brividi.


    Bisognerebbe rilassare tutti i muscoli, saltare qualche virgola, buttarsi un po' di più e poi provare ad alleggerire il carico buttando a mare secoli di solitudine.

    Bisognerebbe non dormire sugli spigoli e in barba anche alla fisica pensare a testa in giù rifiutar di esser competitivi al massimo per avere un certo credito, una personalità e non fidarsi degli esperti in ogni genere che sanno come muoversi rispetto alla realtà che spesso poi fan schifo a vivere, non riescono ad ammetterlo e si piacciono moltissimo così.

    Qualcosa come innamorarsi a Napoli sotto le nuvole volate via lasciarsi in faccia ad un tramonto storico spuntato a Rimini al binario tre. È un occasione per sentirsi uomini capaci ancora di sorprendersi per poi pensare sulla scala mobile che è bello vivere ed è così.

    Bisognerebbe dare al fegato un motivo per contorcersi e non perdere la sua elasticità non stare lì ad accontentarsi degli spiccioli, gli spiccioli dell'anima del cuore e delle idee, ma accumulare capitali a passi piccoli fatti di ricordi che non dicono bugie, condizionati dagli anticipi e i ritardi che ci cullano a miliardi verso la felicità.


    Bisognerebbe grattugiare tutti gli angoli e finalmente sferici, oplà, buttarsi giù rotolare in una corsa inarrestabile, una cosa da vertigine, a sfidar la gravità. Frenare solo un metro prima di cadere giù dal mondo alzarsi in piedi e di colpo lì per lì illuminarsi di un amore che era scritto non so dove, non so come sia arrivato fino a qui.

    Qualcosa come innamorarsi a Napoli sotto le nuvole volate via lasciarsi in faccia ad un tramonto storico spuntato a Rimini al binario tre. È un occasione per sentirsi uomini capaci ancora di sorprendersi per poi pensare sulla scala mobile che è bello vivere ed è così.

    Samuele Bersani

    April 10

    AUGURI al mio Pit!!!


    Abbandonati alla vita, Pellegrino.

    Prendi il tuo posto sulla Terra e porta al mondo i miei saluti. La tua gamba si romperà ancora, puoi contarci, ma mai più senza un motivo. Vivere, Pellegrino, è voler vivere. E’ così semplice. Vivere è voler vivere, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo battito, fino all’ultima goccia di sangue, e questa volontà ti fa sopravvivere a tutte le fratture e niente ti potrà fermare.

    Perché sai, Pellegrino, l’unica cosa che ci frena in fondo è la promessa che abbiamo fatto a noi stessi di non romperci piu’ nulla.

    Rompiti una gamba Pellegrino, e reimpara a camminare e poi rompiti tranquillamente anche un altro paio d’ossa, purché non sia l’osso del collo, e vai. Vai di qua, vai di là, vai dove vuoi, ma soprattutto non dimenticare di salire ogni tanto sulla tua collina, il luogo da cui ti guardi l’anima, da dove puoi tenere d’occhio il mio paese di nod, in modo da essere sicuro di non andarci mai, nemmeno per sbaglio.

    (da Vento che parla, sabbia che canta)


    April 09

    è finito l'inverno!

    tu dille che può cercarmi,
    se trova il tempo, mi troverà.

    Francesco De Gregori




    April 08

    Donna, perché piangi? Chi cerchi?

     

    Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore;
    l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
    «Mi alzerò e farò il giro della città;
    per le strade e per le piazze;
    voglio cercare l'amato del mio cuore».
    L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
    Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
    «Avete visto l'amato del mio cuore?».
    Da poco le avevo oltrepassate,
    quando trovai l'amato del mio cuore.

     

    April 03

    Saremo ingenui agli occhi di tanti, ma noi confidiamo nella forza disarmata di Dio.

    E confidiamo nello stile di Gesù, quello di Gesù al pozzo di Sicar. Prese quel giorno non la strada dritta, la tradizionale, per recarsi in Galilea. Deviò, sconfinò in terra di gente che nel giudizio del suo popolo aveva fama di razza religiosamente bastarda, popolo stupido agli occhi dei puri.

    E non dovremmo sconfinare anche noi, e anziché parlare dalle cattedre, sedere al pozzo nell’ora più calda del giorno?
    C’è da rimanere ancora oggi illuminati e riscaldati, se crediamo più al vangelo che alle nostre strategie, illuminati e riscaldati dal fascino di quell’incontro tra Gesù e la donna al pozzo di Sicar. E il sole splendeva alto. Illuminati e riscaldati da un incontro dove traspira da ogni riga la tenerezza di un amore più forte di ogni pregiudizio. E la donna li conosceva, li aveva portati sulla sua pelle i pregiudizi, i pregiudizi sul suo popolo ritenuto bastardo, i pregiudizi sul suo essere donna.

    E sarebbe dovuto fermarsi molto ma molto prima di arrivare al pozzo, molto ma molto prima di arrivare a lei, quel rabbì, se avesse ascoltato i giudizi, le malignità, le tradizioni. Ma lui sovvertiva giudizi, malignità e tradizioni. La donna sentiva quello sguardo, il suo. Lei ne aveva sentiti tanti di sguardi, spudorati e spietati. Il suo no, era uno sguardo che aveva un calore, ma dolce, non invadente, come un tepore di sole. E lei fioriva, lei che tutti giudicavano ramo secco, lei a quel tepore di sole si apriva, come fanno i rami degli alberi in questo preludio di primavera.

    Ma pensate che si possa far fiorire persone o situazioni con il nostro gelo, con i nostri occhi spietati, con l’accecamento dei nostri pregiudizi, con l’inverno delle nostre separatezze?

    Quale chiesa, secondo voi, può far pulsare un fiotto di vita nelle vene di questa umanità? Forse i volti segnati da durezze, da separatezze, da condanne? Avete trovato ombra, una che è una, ombra di durezza, di separatezza, di condanna, ne avete trovata una, una sola, nel colloquio presso il pozzo?

    A far pulsare un fiotto di vita nelle vene di questa umanità non sarà invece la chiesa che siede al pozzo, una chiesa mai stanca dell’umanità, mai stanca della compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo, una chiesa che parla sottovoce, come il rabbì alla donna del pozzo, una chiesa che sa chiedere un po’ d’acqua confessando il suo bisogno, una chiesa che parla delle cose della vita, una chiesa che non invade le coscienze, che fa emergere pazientemente le attese del cuore, scavando nel bene, nel bene che rimane, rimane comunque in ogni cuore, una chiesa che non ha nel suo stile quello di far sentire un verme nessuno, ha invece la passione di portare alla luce la vena preziosa nascosta in ogni cuore senza distinzione?


    Don Angelo Casati (da Come Albero - Marzo 2007) 


    March 27

    salmodia della speranza

     

    Un uomo è ritornato ai campi deserti:

    una croce di ossa a sorreggere sette cuori.

    Aveva sette figli. Tutti ammazzati.

    Ghirlande di spine gli era la vecchia madre

    E le nuore e i bimbi che fiorivano

    Come novelle gocce di sangue

    Giù per il suo corpo esangue.

    Raggiustò la casa,

    ricongiunse le strade interrotte,

    e innalzò nuovi alberi nelle grandi fosse, e riprese l’aratro e ritornò ai campi.

    «A raccolto distrutto, uno nuovo se ne prepari », disse!