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April 30 lo annoda
Un
limpido segreto ci annoda insieme gli sguardi, e noi a incontrarci lì in mezzo,
accarezzarci. Stringerci. Ritrovarci,
con un finalmente e un di già scritto nel fondo, stupito.
Annodare il mio e il tuo, farne un sorridente noi. si disseta anche il tempo in
quel minuscolo punto del mondo che c’è ma non si vede, che sembra uno di tanti,
invece è l’unico tra tanti che sta lì (rimane) stabile, convinto, eterno. il
centro che tiene insieme tutto il resto. lo annoda.
April 22 quell'uomo mi incanta. lui e la sua esse.c’è che la tua voce, chissà come, mi manca.
dicono che gli angeli amano in silenzio,
Ora ti saluto, è tardi, vado a letto…
April 19 da lì bisogna scendere
(uno spicchio. per chi non hai mai letto erri de luca) Ogni spicchio di luce che arriva a terra è contato, cade come da un impianto a goccia. Il fitto dei rami apre una via al raggio che raggiunge la tua mano adesso. Gli abeti hanno spostato in alto la griglia dell’ombra. Per calarti sulle ciglia il largo di luce di una foglia. Nel bosco l’assemblea degli alberi decide ogni cosa. Ti hanno accolto, ora sei tra di loro benvenuta. Queste parole sbucavano da me per compagnia, facevano sorridere il tuo fiato fermato a riposarsi. Lasciavi per un po’ correre gli altri dietro ai funghi. “Non vanno a raccolta, ma a una battuta di caccia al porcino.” Ci eravamo dispersi, anzi tu eri dispersa e io da lontano seguivo il tuo spariglio dalla comitiva. Non ho il gusto di staccare funghi dal terreno, quella volta venivo per guardarti. Così le voci sbiadivano in alto e di lato e t’eri appoggiata di schiena a un sasso imbottito dei corti aghi del larice. Arrivai alle tue spalle senza rumore, il mio piede in montagna lo sa fare, lo cerca, per essere preciso e di passaggio. Avevi occhi anche sulla nuca, le donne possiedono la vista su uno che le segue. Gli uomini invece hanno il senso dell’orientamento solo sull’innanzi. Eri seduta con la faccia a monte, venni a sedermi dirimpetto. Come la più solita cosa noi stavamo nel bosco in perfetto disparte e mai era successo prima e mai fu ripetuto. Era il più stabilito appuntamento, che non ha alcun bisogno di essere fissato, calmo come alla consueta ora. Parlai del bosco. E tu chiedevi ancora e stavi a sentire le parole zingare che leggevano al bosco il suo disegno. Arrivato al punto di racconto quando la luce fu aperta dal bosco e lasciata spalancata sulla tua mano e sopra le ciglia mi hai guardato dritta, più in fronte che negli occhi. "Hai nella voce un ardore compresso, di uno che viene da un freddo” E sull’attaccatura dei miei capelli dove scendeva un angolo di luce anche per me, puntasti un’apertura di sorriso da far chiudere gli occhi. Era l’agosto di quanti anni fa, eri moglie, madre di figli piccoli. Quella sera un’occasione di cantare, la tavolata di persone estive riunite dalla festa e poi due macchine partono e si va a proseguire in pochi la musica sopra uno strumento a corda in una capanna sul bordo di un bosco. Vedi, è in legno di abete, lo riportiamo a casa, dissi della chitarra. E prima di arrivare alla stanza dei tronchi, nella macchina noi stretti vicini, tu sotto la coperta mi hai cercato la mano e l’hai tenuta. Ho stretto gli occhi per strozzare il tempo. Gli occhi ci riescono. Uno si volta verso di noi e dice che il suonatore si è addormentato. Ho amato e conosciuto i corpi accalorati e presi nell’avvinghio, ma quella mossa tua è una bandierina piantata in mezzo al vento di una cima, dove non si può più salire in alto verso un’intimità maggiore, dove quella raggiunta è inabitabile. Da lì bisogna scendere. Così so dire adesso. Allora la tua mano è stata la congiunzione e, la particella che sta tra due nomi e li accoppia più di abbracci e baci. La tua mano minuta serrata nella mia inutilmente larga, serrata a serratura chiudeva noi due dentro e tutti gli altri fuori. Ce ne ho messo a ripetere che era tutto, che per poco che era stato reggeva la pienezza dell’intero. Non capisco in tempo, ho bisogno di andare e ripassare sopra l’evidenza per ammetterla e per dimenticarla.
dal racconto: La congiunzione e April 10 Buon Compleanno Al Mio Micio!!! DESNOOFFFF- se un monaco prega solo quando sta in piedi a pregare, allora non prega affatto - il voglio va molto più lontano del devo. ma il devo garantisce un minimo costante di andatura. mi sa. April 09 il contrario di unonelle riunioni raccontavi il diritto di provare paura, che è sana e fa ragionare bene. non bisognava strapparsela di dosso, non con violenza su di sé si acquista coraggio, ma solo qualche minuto di audacia isterica. i nostri erano ranghi di chi ha a cuore il ritorno a casa, non erano imprese per arditi ma per FIDUCIOSI, per chi si fida di quello sotto braccio, che rimane accanto. Bastava? mica sempre, però nelle mischie non serviva l’infiammato ma il calmo, non un eroe ma un disciplinato.
erri de luca April 06 con lo spirito agli inferi, senza disperare.come lo sguardo, le lacrime e le mani di Priamo a chiedere
un gesto di pietà ad Achille. si racconta che le
sirene, affascinanti e demoniache abitatrici di un’isola ad occidente delle
grandi acque, metà donne e metà uccelli, con la malia del loro canto seducevano
irresistibilmente i naviganti che dovevano passare per quello stretto di mare;
poi li facevano perire tutti contro gli scogli. riprendo in mano dei racconti che vorrei masticare e rimasticare, fino a farli miei. dicono qualcosa anche di me, forse del mio sottile e irrimediabile distinguermi o forse del mio altrettanto affascinante appartenere all’umanità, chissà. stavolta mi dicono di accettarle,
le sfide. anche le più devastanti, quelle che sfracellano sugli scogli se non ce la fai. quelle di cui ho paura. le mie
sfide, che mi chiamano. non nascondere e non ignorare i nodi in cui mi
attorciglio, mi confondo, mi incastro e mi fermo. affrontarli faccia a faccia.
se c’è da farmi male, farmelo. oppure dolcemente lasciarli sciogliere e poi andarmene più semplice e più matura. ma
non rassegnarmi a essere vigliacca con me stessa. che io non sono così.
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