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    April 20

    a te

     

    “Tu puoi rendere felici molte persone…”

    ma la felicità non è facile da regalare se non l’hai dentro...

    un quadratino di me rimarrà sempre occupato dalla tua assenza, è tuo.

    tienici nei pensieri, vivi nelle nostre gioie.

    April 14

    un caffé corretto amore

     

    E’ bello per me inventare scuse

    per salutarti, sei magica tu!

    Quando nel primo mattino

    con gli occhi ancora assonnati

    prepari il mio caffé un po’ particolare.

    Tu dietro a quel bancone sai lanciare sguardi

    con i tuoi occhi verde mare,

    vorrei bere ogni istante

    quel tuo dolce caffé corretto amore.

    Sei bella e con te voglio parlare,

    anche quando il mio carattere

    mi porta a parlare sempre di meno.

    Vorrei passare un giorno intero nel tuo bar

    e consumarti una montagna di caffé,

    l’importante che sia sempre tu a servirmi

    un caffé corretto amore.   

       Nino Moxedano (da scarp de’tenis)

     
    April 11

    Binario 3


    Bisognerebbe adesso darsi delle regole

    ricordarsi di essere uomini

    fermarsi e ridere

    così tornare a dare credito agli stimoli allenarsi sulla pertica ad avere i brividi.


    Bisognerebbe rilassare tutti i muscoli, saltare qualche virgola, buttarsi un po' di più e poi provare ad alleggerire il carico buttando a mare secoli di solitudine.

    Bisognerebbe non dormire sugli spigoli e in barba anche alla fisica pensare a testa in giù rifiutar di esser competitivi al massimo per avere un certo credito, una personalità e non fidarsi degli esperti in ogni genere che sanno come muoversi rispetto alla realtà che spesso poi fan schifo a vivere, non riescono ad ammetterlo e si piacciono moltissimo così.

    Qualcosa come innamorarsi a Napoli sotto le nuvole volate via lasciarsi in faccia ad un tramonto storico spuntato a Rimini al binario tre. È un occasione per sentirsi uomini capaci ancora di sorprendersi per poi pensare sulla scala mobile che è bello vivere ed è così.

    Bisognerebbe dare al fegato un motivo per contorcersi e non perdere la sua elasticità non stare lì ad accontentarsi degli spiccioli, gli spiccioli dell'anima del cuore e delle idee, ma accumulare capitali a passi piccoli fatti di ricordi che non dicono bugie, condizionati dagli anticipi e i ritardi che ci cullano a miliardi verso la felicità.


    Bisognerebbe grattugiare tutti gli angoli e finalmente sferici, oplà, buttarsi giù rotolare in una corsa inarrestabile, una cosa da vertigine, a sfidar la gravità. Frenare solo un metro prima di cadere giù dal mondo alzarsi in piedi e di colpo lì per lì illuminarsi di un amore che era scritto non so dove, non so come sia arrivato fino a qui.

    Qualcosa come innamorarsi a Napoli sotto le nuvole volate via lasciarsi in faccia ad un tramonto storico spuntato a Rimini al binario tre. È un occasione per sentirsi uomini capaci ancora di sorprendersi per poi pensare sulla scala mobile che è bello vivere ed è così.

    Samuele Bersani

    April 10

    AUGURI al mio Pit!!!


    Abbandonati alla vita, Pellegrino.

    Prendi il tuo posto sulla Terra e porta al mondo i miei saluti. La tua gamba si romperà ancora, puoi contarci, ma mai più senza un motivo. Vivere, Pellegrino, è voler vivere. E’ così semplice. Vivere è voler vivere, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo battito, fino all’ultima goccia di sangue, e questa volontà ti fa sopravvivere a tutte le fratture e niente ti potrà fermare.

    Perché sai, Pellegrino, l’unica cosa che ci frena in fondo è la promessa che abbiamo fatto a noi stessi di non romperci piu’ nulla.

    Rompiti una gamba Pellegrino, e reimpara a camminare e poi rompiti tranquillamente anche un altro paio d’ossa, purché non sia l’osso del collo, e vai. Vai di qua, vai di là, vai dove vuoi, ma soprattutto non dimenticare di salire ogni tanto sulla tua collina, il luogo da cui ti guardi l’anima, da dove puoi tenere d’occhio il mio paese di nod, in modo da essere sicuro di non andarci mai, nemmeno per sbaglio.

    (da Vento che parla, sabbia che canta)


    April 09

    è finito l'inverno!

    tu dille che può cercarmi,
    se trova il tempo, mi troverà.

    Francesco De Gregori




    April 08

    Donna, perché piangi? Chi cerchi?

     

    Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore;
    l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
    «Mi alzerò e farò il giro della città;
    per le strade e per le piazze;
    voglio cercare l'amato del mio cuore».
    L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
    Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
    «Avete visto l'amato del mio cuore?».
    Da poco le avevo oltrepassate,
    quando trovai l'amato del mio cuore.

     

    April 03

    Saremo ingenui agli occhi di tanti, ma noi confidiamo nella forza disarmata di Dio.

    E confidiamo nello stile di Gesù, quello di Gesù al pozzo di Sicar. Prese quel giorno non la strada dritta, la tradizionale, per recarsi in Galilea. Deviò, sconfinò in terra di gente che nel giudizio del suo popolo aveva fama di razza religiosamente bastarda, popolo stupido agli occhi dei puri.

    E non dovremmo sconfinare anche noi, e anziché parlare dalle cattedre, sedere al pozzo nell’ora più calda del giorno?
    C’è da rimanere ancora oggi illuminati e riscaldati, se crediamo più al vangelo che alle nostre strategie, illuminati e riscaldati dal fascino di quell’incontro tra Gesù e la donna al pozzo di Sicar. E il sole splendeva alto. Illuminati e riscaldati da un incontro dove traspira da ogni riga la tenerezza di un amore più forte di ogni pregiudizio. E la donna li conosceva, li aveva portati sulla sua pelle i pregiudizi, i pregiudizi sul suo popolo ritenuto bastardo, i pregiudizi sul suo essere donna.

    E sarebbe dovuto fermarsi molto ma molto prima di arrivare al pozzo, molto ma molto prima di arrivare a lei, quel rabbì, se avesse ascoltato i giudizi, le malignità, le tradizioni. Ma lui sovvertiva giudizi, malignità e tradizioni. La donna sentiva quello sguardo, il suo. Lei ne aveva sentiti tanti di sguardi, spudorati e spietati. Il suo no, era uno sguardo che aveva un calore, ma dolce, non invadente, come un tepore di sole. E lei fioriva, lei che tutti giudicavano ramo secco, lei a quel tepore di sole si apriva, come fanno i rami degli alberi in questo preludio di primavera.

    Ma pensate che si possa far fiorire persone o situazioni con il nostro gelo, con i nostri occhi spietati, con l’accecamento dei nostri pregiudizi, con l’inverno delle nostre separatezze?

    Quale chiesa, secondo voi, può far pulsare un fiotto di vita nelle vene di questa umanità? Forse i volti segnati da durezze, da separatezze, da condanne? Avete trovato ombra, una che è una, ombra di durezza, di separatezza, di condanna, ne avete trovata una, una sola, nel colloquio presso il pozzo?

    A far pulsare un fiotto di vita nelle vene di questa umanità non sarà invece la chiesa che siede al pozzo, una chiesa mai stanca dell’umanità, mai stanca della compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo, una chiesa che parla sottovoce, come il rabbì alla donna del pozzo, una chiesa che sa chiedere un po’ d’acqua confessando il suo bisogno, una chiesa che parla delle cose della vita, una chiesa che non invade le coscienze, che fa emergere pazientemente le attese del cuore, scavando nel bene, nel bene che rimane, rimane comunque in ogni cuore, una chiesa che non ha nel suo stile quello di far sentire un verme nessuno, ha invece la passione di portare alla luce la vena preziosa nascosta in ogni cuore senza distinzione?


    Don Angelo Casati (da Come Albero - Marzo 2007)