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    February 18

    prima si snerva

     

    E’ cominciato il terzo con le materie professionali. Il biennio era stato più generico. Adesso c’erano topografia estimo costruzioni. Topografia ed estimo non li ho mai potuti sopportare. Scienza delle costruzioni si, m’è piaciuta subito, quasi come italiano e storia. Soprattutto le questioni della statica: come fanno i corpi a restare in piedi, in equilibrio, pure sottoposti alle tensioni. Il massimo momento flettente di una trave. Il sigma di sicurezza. Il sigma di rottura. Lo snervamento dei materiali. La flessione, il taglio, la torsione. Pressione e trazione. E’ grazie a questa roba che l’uomo costruisce in modo che la roba poi non caschi. Solo dopo tanti anni ho capito perché mi piaceva. La statica e la scienza delle costruzioni non riguardano solo le case e i ponti. Riguardano tutto. Pure le dinamiche sociali, i rapporti d’amore, i testi poetici. Non puoi caricare un corpo con un peso superiore a quello che può reggere. Si rompe. E non si rompe all’improvviso. Prima si snerva. Se lo guardi bene te ne accorgi. Si snerva. Una volta, due volte, tre volte. Poi si spacca. E nemmeno puoi costruire un corpo con dimensioni spropositate rispetto al peso che deve reggere: una montagna che regge un topo. Non ha senso. E’ uno spreco. E lo spreco non è solo immorale, è soprattutto brutto, antiestetico. Per questo l’Inferno è un capolavoro e Dante Alighieri è Dante Alighieri: ogni cosa è strettamente dimensionata a quello che deve raccontare. Non c’è una parola in più, una sillaba. Pare che tutto si regga per miracolo: lo stretto necessario, neanche un elemento a sezione larga, neanche una trave a T. Solo travetti che vanno da una parte all’altra, si inclinano, si incrociano; tutti calcolati a pelo, ma messi insieme fanno una struttura reticolare, indistruttibile. Una struttura biologica. La vita. Non come il Paradiso, dove ogni cosa è sovradimensionata.


    da - Il fasciocomunista -

    February 15

    leggo strane poesie e ascolto storie mentre decido se sono ammalata o no

    PAURE

     

    ho paura di morire

    perché dopo non c’è nulla

    ho paura del Babau

    perché egli mi mozzica con denti aguzzi

    ho paura delle tue parole

    perché dicono che non sei innamorata di me

    ho paura delle fiamme

    perché scottano le mie dita

    ho paura del buio pesto

    perché non vedo nulla e sbatto

    ho paura dell’autovettura

    perché mi schianto e muoio

    ho paura dei tuoi occhi

    perché mi guardano freddi come a dire “vattene via”

    ho paura della bomba

    perché cade ed esplodendo uccide

    ho paura del vuoto

    perché non c’è nulla dentro

    ho paura di star solo

    perché poi mi vien da piangere

    ma non piango

    ho paura del mal di panza

    e chi non ne ha paura ?

    ho paura di altre centomila cose

    che è troppo lungo dirle tutte.

     

    ma ci sono

     

    - Guido Catalano -

     

     

    February 07

    ogni vero vivere è incontrare

    La soluzione dei problemi è del tutto secondaria rispetto alla decisione centrale dell’intelligenza, che è la sua consensualità.

    Il mondo che diciamo e vediamo non è il mondo, ma Un mondo con cui veniamo a contatto insieme ad altri.

    Ogni volta che ci troviamo in contraddizione od opposizione con un altro essere umano con il quale vorremmo convivere, il nostro atteggiamento non potrà essere quello di riaffermare ciò che vediamo dal nostro punto di vista, ma quello di ammettere che il nostro punto di vista è il risultato di un accoppiamento strutturale in un dominio di esperienza valido tanto quanto quello del nostro interlocutore, anche se il suo ci appare meno desiderabile. Quello che resta da fare, allora, è la ricerca di una prospettiva più ampia, di un dominio di esperienza in cui anche l’altro abbia un posto e nel quale possiamo costruire un mondo con lui.

    Abbiamo a disposizione solo il mondo che creiamo con gli altri, e che solamente l’amore ci permette di creare un mondo in comune con gli altri.

    Se è vero che ogni realtà è sempre determinata dalla propria identità, dalla propria auto-organizzazione, è altrettanto vero che nessun intervento esterno a qualcosa o qualcuno può determinarne l’evoluzione, ma è solo lo spunto perché esso od essa possa autoorganizzarsi.