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30 décembre

buon anno sia per chi buon anno non si aspetta

 

S i E' S o l i C o n T u t t o C i o' C h e S i A m a



25 décembre

a me del natale piace l'attesa di uno che lo sai, ti stupirà.


ecco si, dare spazio alle cose importanti.

ai biglietti, più che ai regali.
agli abbracci, più che alle cose da dire.
al voler bene, più che al mostrare di amare.



24 décembre

da quel niente


Giuro per i miei denti di latte – giuro per il

correre e per il sudare giuro per l’acqua e

per la sete giuro per tutti per i baci d’amore

giuro per quando si parla piano la notte

giuro per quando si ride forte giuro per la parola

no e giuro per la parola mai e per l’ebrezza

giuro, per la contentezza lo giuro.

 

Giuro che io salverò la delicatezza mia

la delicatezza del poco e del niente

del poco poco, salverò il poco e il niente

il colore sfumato, l’ombra piccola

l’impercettibile che viene alla luce

il seme dentro il seme, il niente dentro

quel seme. Perché da quel niente

nasce ogni frutto. Da quel niente

tutto viene.





22 décembre

al seme


C’è una pace grandiosa 

al centro del campo e il verde

dell’erba promette

“quello che dirai adesso

sarà vero per sempre”

Allora dice parole identiche

al verde,

poi canta il nome della terra, e sente

che tutto sprigiona e combacia.

 

Tutto

fino al seme che trotta la vita

dal sacchetto alla chioma

fino al seme che pare niente

e invece sogna.

Fino al seme al seme

che forte silenzioso promette.





17 décembre

si resta in attesa con mani perfettamente vuote.

Certi giorni non arriva niente. Stai lì, aspetti con una certa qual noncuranza, che non si abbia a vedere che in realtà sei un po’ nervosa per questi che a te sembrano ritardi e invece magari sono il segno che basta così, che quello che dovevi dire l’hai già detto e ora tutto si ferma e torna come prima. In realtà le narici, se le guardi bene, hanno un fremito, come gli animali quando annusano l’aria in cerca di qualche odore, e gli occhi frugano intorno e poi si riabbassano in fretta, perché lo sai che sono occhi cattivi, indagatori. Ma non arriva niente. Hai troppa fretta, ti dici, aspetta, abbi pazienza, ma lo sai che dici tanto per dire. Non arriva niente, più nessuna emozione a sconvolgere i cuori, niente che circoli nei meandri tortuosi del tuo intricato cervello. Un vuoto, pneumatico, risucchiato, tutto.

Ti meravigli, ti chiedi la ragione. Allo specchio fai versi, interroghi, con fare sornione. Pieghi la testa da una parte e dall’altra, ti mordicchi le labbra e ancora torni a guardare. Ma non risponde! quella di là non risponde! e sembra avere le tue stesse perplessità. Sospiri: non la sopporti quando si comporta così la strozzeresti. Scuoti la testa. Cerchi ancora nei meandri tortuosi del tuo cuore gelato un’emozione anche piccola, dai! un ricordo qualunque, un odore, un sorriso, maddai! non puoi ! non puoi lasciarmi così ! Non puoi.

Invece può, non si fa sentire, si nega la voce, lo sguardo, il sorriso.

E non arriva niente, da giorni. E tutto quello che provi, che dici, in realtà non esiste, è un guscio: come il guscio delle cicale di mare, che non c’è polpa dentro, quasi niente. Tu vai, cammini, discuti, osservi, compri, bevi , buongiorno buongiorno: è il guscio parlante. Tu, in realtà, sei seduta qui dietro che aspetti e ti guardi allo specchio.

In realtà non sai neanche tu bene cosa vorresti che arrivi: un amore nuovo, forse.

A scrivere si fa così: si dorme un pochino

si resta in attesa con mani perfettamente vuote.

(Mariangela Gualtieri, Acqua rotta, in Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)

[http://pessimesempio.wordpress.com/2007/11/17/ma-quando-arriva/]

 

il senso di attesa, di vuota attesa, a volte frustrante altre rassegnata, altre piena di speranza, altre cieca e inutile, tutte queste diverse attese mi appartengono, e ora mi immobilizzano. quando dovrei galoppare. senza aspettare niente, senza aspettare nessuno.

solo che io sono capace di perdere un treno senza nessun problema per farmi una chiacchierata di un’ora o due con qualcuno. ci sono delle priorità nella mia vita. non è facile, e credo anche sia in fondo sbagliato cambiarle. in questo caso però è una scusa.

una scusa che non regge, proprio perché in altro tempo sarebbe vera ma qui non lo è.

sai cosa? io sono una che se il pullman è fermo alla fermata e io non ci sono ancora arrivata, mancasse anche solo una decina di metri, amen, è perso. non ci provo. la volata finale non so cosa sia.

e questo è da stupidi, forse. o da pigri.

o da vigliacchi.

fa parte di quelle abilità che altri hanno. gli altri che si affrettano, si incazzano, corrono per andare al lavoro, per tornare dal lavoro, per andare a far la spesa e per andare in palestra a correre, superano le vecchiette senza salutarle e alzano la voce, quelli che se arrivano primi in montagna sono soddisfatti (che non ci può essere cosa più stupida che trasformare un’ascesa in un esercizio muscolare)
tra un po’ forse riprenderò il ritmo, tornerò a correre convinta che sia sbagliato, eppure più tranquilla dentro. vuoi mettere la tranquillità di arrivare in tempo alle scadenze? di essere NORMALI?

 

no, rispose lui, non so il perché e non sono sicuro che mi interessi saperlo.

lo guardò nel profondo degli occhi più di quanto avesse mai fatto.

è vero, non importa amore. che sia nella mia testa, nella tua o nella testa di dio...

...o in quella del diavolo?

o in quella del diavolo. non importa. a noi non importa.

 

12 décembre

si fermi di sotto

Tu manchi da questa camera e le cose non chiamano, oggi.

Ho deciso che il tempo non passi. In tuo onore.

Che non passi di qui e si fermi di sotto – dove gli uomini chiacchierano

seduti barbaramente.

Amore mio.


7 décembre

un voltarsi (poesia trovata e colta)


Un voltarsi, e in Via Spallanzani
accadi senza meraviglia,
entri nella cornice
come le disattente, le automobili.

Ragazza dei bordi, ti porti
qui a un cenno, mostri
ideogrammi sul quaderno e non uno, non uno
d’altro alfabeto nell’aria
scucita in mezzo o sui muri senza peso
né promesse, hai quadri
sul cappotto e basta, ti porti
di nuovo via,

e non solo i segni, le lettere,
anche tu ed io accadiamo muti.

 

5 décembre

che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?


ho scoperto cosa c'è che mi fa stare male. le risposte. le risposte ricevute senza averle richieste. vuotissime e insopportabili anche le risposte migliori perchè non sono mie, quindi non possono essere vere per me. io ho bisogno di domande vere, di condividere le domande e di scribacchiare delle ipotesi. le mie ipotesi. che nessuno può confezionare soluzioni per la sete degli altri. (chissà la gente che ne sa, chissà la gente che ne sa)

"Buon giorno", disse il piccolo principe.
"Buon giorno", disse il mercante.

Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.

Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva piu' il bisogno di bere.

"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.

"E' una grossa economia di tempo", disse il mercante.

"Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti la settimana".

"E che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?"

"Se ne fa quel che si vuole..."

"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre' minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."



2 décembre

io non so se la solitudine

Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto nel sogno e ne faccio musica storta ne faccio delicato vento che solleva o dondola e impollina al cuore. Alla scomposta mente, impollina l’occhio con l’occhio l’occhio con l’animale e viene il bello che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.

Io non so se questa mia vita sta spianata su un

buco vuoto. Non so se il silenzio che indago

é intrecciato alla mia sostanza molle.

Io non so se quello che cerco e ho cercato e

cercherò, non so se quello che cerco

é un insulto a quel vuoto.

Io non so se l’amore sia una guerra o una tregua, non so se l’abbandono d’amore sia una legge che la vita cuce fino al ricamo finale. Io non so che farmene di questi nemici che premono, non so che farmene oggi di questo oggi e me lo ciondolo fra le dita perplesse.

Non so parlare quello che è sentito nel profondo me, non so parlarlo quell’essere qui presente fra le vite degli altri.

Io non so se la solitudine, se quello strazio chiamato solitudine, se quell’andare via dei corpi cari, se quel restare soli dei vivi, io non so se quel lamento della solitudine, se quel portarci via le facce se quel loro sparire di facce che avevamo dentro il respiro, non so se il dono sia questo portarci via le carezze, questa slacciatura.

E’ poco il poco che so e di questo poco io chiedo perdono. Io chiedo perdono per quello che so, perdono io chiedo per tutto quello che so.

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo, io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare, io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati, io indebolisco la sintassi, io consumo le parole, io non ho parole pregnanti, io non ho parole cangianti, io non ho parole mutevoli, io non disarticolo, non ho parole perturbanti, io non ho abbastanza parole, le parole mi si consumano, io non ho parole che svelino, io non ho parole che riposino, io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza parole, mai abbastanza parole

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all'essere e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire

 

(mariangela gualtieri)